02/12/2016

16 punti, 8 sconfitte e 4 pareggi. Una classifica oscena e un gioco freddato prima di esistere.

E’ una tragedia annunciata nottetempo (leggi qui) quella dell’Avellino, rinserrato sul ciglio della classifica, a seguito di un primo scorcio di campionato disastroso. Un campionato pianificato a tavolino con la complicità di giornalisti e cortigiani televisivi, più che mai servili e acquiescenti nei riguardi della società biancoverde, oltremodo parsimoniosa in sede di campagna di rafforzamento.

I più attenti ricorderanno i proclami entusiastici di inizio stagione, i titoloni roboanti dei quotidiani o le invettive indirizzate ai tifosi, rei di destabilizzare un ambiente instabile già di suo. Per non parlare della censura degna del ventennio operata nelle trasmissioni sportive locali: in questi mesi si è assistito a telefonate interrotte e messaggi bypassati, a dispetto del relativismo e del dovere di informazione connaturato alla deontologia giornalistica. Un modus oltremodo singolare quello adottato dalla stampa irpina ed in totale contrasto con il trend nazionale ed europeo.

ACQUAIO’, COM’E’ L’ACQUA? - Impossibile, inoltre, dimenticare le false aspettative alimentate dai cronisti locali nei confronti di Verde, Donkor e Diallo o l’esaltazione estiva (strumentale alla campagna abbonamenti) della linea “green” adottata dalla società, rivelatasi poi un fiasco totale. Ed è proprio a tal proposito che un dubbio incessante serpeggia tra i tifosi: se la stampa unita avesse incalzato Taccone esigendo le delucidazioni del caso, invece di magnificare la campagna acquisti, i Lupi verserebbero in tali condizioni?

L’impressione diffusa è che se ad Avellino non ci fosse stata una stampa connivente e faziosa (salvo qualche piacevole eccezione) la società avrebbe patito il fiato sul collo dei tifosi e sarebbe stata costretta implicitamente ad operare scelte di mercato diverse, puntellando una rosa palesemente incompleta ed inadeguata ad affrontare il campionato cadetto. Invece si è scelto di narcotizzare i tifosi con articoli e sillogismi di bottega favorendo, di fatto, l’avarizia Tacconiana. 

Altro mistero insoluto: perché gli stessi giornalisti che attaccavano ferocemente Pugliese (a parità di condizioni di classifica) adesso tacciono o beneficiano di rapporti confidenziali con gli stessi dirigenti che avrebbero invece il dovere di bacchettare? Ai posteri l’ovvia sentenza.

Inutile celarlo: Il giornalista, checchè se ne dica, dovrebbe rappresentare una figura super partes, scevra da opportunismi e doppi giochi, che permetta di pensare come essere realmente pensante, al di là delle speculazioni d’accatto. Una figura che ad Avellino rievoca la parabola della mostruosa creatura di Loch Ness: tutti ne hanno sentito parlare, ma quasi nessuno l’ha mai vista…

 

di Maurizio de Ruggiero

                            

Leggi anche: Taccone, o’ sparagno nun è mai guaragno: ecco perché…

 

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